Alessandra Marchi: sua sfilata nel Metro

Once known as a Paris couture salon or a Paris parade, the fashion runway has evolved into something bigger than the collections themselves.  A stage for fashion, the catwalk is continually being reinvented physically and conceptually.

From loft (Michael Kors, 1990) to merry-go-round (McQueen 2010) to indoor beach (Frankie Morello 2010) to supermarket (Stolen Girls Club 2011) and the forest (Romance Was Born, 2011), the list is grwoing and this year Alessandra Marchi is a noteworthy addition to fashion’s unconventional prance. Ms. Marchi buckled down one of Italy’s top dance teams to perform her 2011 Fall collection in the Milan metro (ATM). The fashion industry is seeing their own challenges as even the most luxurious of marks are forced to confront financial barriers and increasingly strict borders in terms of the public arena. Permits, liability, copyrights, competition are all a fraction of the hurdles to jump when preparing for a lavish display of designer clothing. Due partly to these challenges and to an overtly sluggish economy, reinvention and rennovation is the way to stay savvy and paid in the 21st century. Some fashion houses are seeing an opportunity to push visibility in a number of outlets from runway to window display. (see “Stores Demand Mannequins With Personality” NYT, June 15, 2011).

For fashion designers being creative can be complicated. Beyond the clothing, the concepts and the construction, there is the presentation. From a McQueen merry-go-round to Bergdorf or Moschino window, the preparation sometimes exceeds the final production. Seven months of construction for a seven-minute catwalk or a month of display? Keeping up when the market and change, and keeping up with one’s own creative race for freshness is a constant cycle of exhillaration and exhaustion. The speed of venture and vogue is unstoppable but worth the creative investment if you’re rooted in resilience. Alessandra Marchi demonstrates her pace of creativity and nack for invention with her jolting overhaul of the runway for the railine. Bring aboard one of Italy’s top dance choreographers along with an acclaimed composer and the city of Milan (Comune di Milano), Marchi puts her clothes in motion on Milan’s Green Line, and throws her audience for wild ride in the fashion seat. With an emphasis on a clothing line that provokes “breathe” and “movement”, this collection is right in line for Fall/Winter inviting women to be fashionably active. Don’t miss her interview on how it all came together. (music for the subway show by Andrea Cera)

AG: Quale la filosofia ispiratrice della linea di abbigliamento Alessandra Marchi?

AM: Quel che mi piace è trovare il movimento nelle creazioni, pensare il corpo come dinamico e non un manichino su cui appendere un abito. Gran parte della mia ricerca è andata in quella direzione così come per i materiali e i loro trattamenti, che per raggiungere i risultati cui si ambisce, devono necessariamente evolvere di pari passo con l’ideazione e la modellatura. Vestire dev’essere un piacere non solo visivamente, ma anche per il tatto e per l’intelligenza della donna. La donna a cui parlo è curiosa e in grado di scegliere, è in cerca di un proprio modo, che continuamente muta perché muta il suo sentimento delle cose, non succube dei diktat del fashionbiz.

AG: In particolare, qual’e’ il concetto, l’idea principale della collezione autunno 2011/12?

AM: Il mio lavoro non procede per strappi, non cerco l’effetto spettacolare, quanto il progredire continuo nella sofisticatezza e nella semplificazione. Comunque i contrasti, che sono una delle peculiarità delle mie collezioni, trovano nell’ A/I 11-12  forme e dinamiche inusuali. Sqiuilibri di cappotti in lana cui la fibra di carta conferisce volumi scultorei che assumono movimento, giacche di pelle dalle linee asimmetriche che a volte paiono capi sovrapposti con tre colli diversi o più aperture di manica, abiti in seta dai grandi colli cascanti che evidenziano una femminilità decisa e imprevedibile, shearling inferltrito, pelle accoppiata con lana d’alpaca e doppiata con garze di cotone dove il rilievo della lavorazione della maglia a mano appare come come un calco, lane cui un filo di nylon conferisce modellature plastiche o piumini con impunture invisibili di pelle accoppiata, rete di mohair che continua in garza di seta , sono alcune delle soluzioni che la nuova collezione propone, dove si conferma un gusto vivace nell’associare aggressività e raffinatezza, il contrasto fra materiali e forme come carattere della personalità.

foto courtesy Alessandra Marchi

AG: Come e’ giunta all’idea della sfilata nella metro?

White, il salone milanese cui partecipo da alcune stagioni aveva intenzione di fare un focus su di me. Dal conivolgimento della Camera della Moda Italiana è poi partito un rapidissimo contagio che ha tirato dentro anche il Comune di Milano, con l’ipotesi di realizzare l’evento nella metropolitana, da cui anche l’ATM, l’azienda dei trasporti milanese, è entrata nell’organizzazione. 

AG: Quali sono state le maggiori difficoltà’ nell’organizzazione di una sfilata nella metro? Mi riferisco ai permessi, le luci, i suoni, etc) Va detto anzitutto che, come succede quando le cose da realizzarsi sono molto complicate e i tempi strettissimi, se non c’è perfetta intesa e disponibilità fra tutte le persone coinvolte, è molto difficile raggiungere risultati soddisfacenti. E qui, a partire dalla direzione del White, passando per il Comune di Milano e la bella ospitalità e collaborazione che abbiamo avuto da tutto il personale dell’ATM credo non avremmo potuto trovarci meglio. Anche perché alla cura coreografica della sfilata/performance abbiamo coinvolto un caro amico, nonché uno dei più importanti esponenti della danza contemporanea italiana, Roberto Castello, che insieme al compositore Andrea Cera e ad uno splendido cast composto da 26 danzatrici/performer è riuscito a comporre, nelle difficoltà anche fisiche, tecniche e ambientali oltreché nella estrema velocità realizzativa, un momento che a detta di tutti i presenti ha portato un pò di vivacità e anche realtà in un mondo spesso depresso o scollegato dalla concretezza dell’esistenza.

AG:Pensa di aver soddisfatto gli ospiti e gli addetti ai lavori?  Se si, ci può’ raccontare qualche feedback particolare che ha ricevuto?

AM: Come dicevo le risposte sono state anche entusiastiche. Forse proprio perché quello che volevamo era dare realtà ad un’esperienza che è molto materiale, quella del vestire, e farlo in modo che la donna che abita Alessandra Marchi si manifestasse per quello che è. Per cui, ad esempio, non modelle ma danzatrici, persone che quotidianamente lavorano e faticano sul proprio corpo come su qualcosa di vivo, non di inerte ed esposto come un oggetto più o meno vacuamente attraente; la loro età era molto diversificata, così come il loro aspetto fisico, per cui belle e meno belle, magre e meno magre non davano solo l’idea, quanto piuttosto mettevano l’invitato in contatto con un’umanità autentica, non artefatta, di donne ricche di personalità. Da cui lo spazio dellla metropolitana, sul treno in corsa, diveniva organico a questa percezione. Poi, come accennavo, la gioia di esserci, di un gruppo di persone che ha creato insieme tutto questo e lo ha fatto divertendosi, come testimoniato da molti dei presenti, era qualcosa che si sentiva, parte costitutiva dell’azione, e abbastanza insolito per una presentazione di moda, spesso affidata a corpi tristi e disanimati.

AG: Lei pensa che la presentazione delle collezioni stia evolvendo verso uno stile sempre meno convenzionale?

AM: In quale parte del mondo e’ più’ forte questo processo Da quel che dicevo prima probabilmente no. C’è stata soprattutto negli anni ‘80 una grande vivacità creativa, non soltanto nella scelta di location insolite, credo anche per una maggiore libertà nell’immaginario collettivo. La disponibilità di soldi, allora certo incomparabilmente superiore, non credo che basti a giustificare il relativo impoverimento delle presentazioni. Comunque per quanto ci riguarda ci piace cercare la collaborazione con artisti del panorama contemporaneo, come ad esempio più recentemente abbiamo coinvolto un altro amico, Giacomo Verde, uno dei più originali sperimentatori della videoarte italiana, per un intervento in uno nostro special per il sito DAAD Dantone di Milano.

AG: Quali sono state le reazioni delle modelle quando hanno saputo di sfilare nella metro di Milano?

foto courtesy Alessandra Marchi

AM: Non trattandosi di modelle, ma appunto di danzatrici/perfomer attive nel contemporaneo, per cui abituate a tutto, la grande curiosità era comunque semmai abbinata alla preoccupazione del doversi muovere dentro una rigorosissima coreografia in uno spazio molto stretto su cento metri di treno.

AG: Avremo la possibilità’ di vedere un’altra sua sfilata originale nel prossimo futuro?

AM: Chissà! Purtroppo dipende solo in parte da me.

AG: Secondo lei, quanto conta la forma della presentazione di una collezione sul suo successo finale?

AM: Non dico niente di nuovo dicendo che in un mondo fondato sull’immagine, l’immagine è fondamentale.

Per quanto mi riguarda continuo però a perseverare nell’idea che se all’immagine accattivante non corrisponde un prodotto all’altezza delle aspettative, il gioco è destinato a finire. Quel che importa è che la presentazione per quanto si riesce somigli alla collezione, alluda a quella, allo spirito che la anima. E forse, nel mio caso, che vestire non resti solo un fatto legato all’apparenza, quanto una vera e propria azione creativa, un’esperienza della persona.

AG: C’e’ qualcuno nel mondo della moda di oggi a cui guarda con particolare attenzione?

AM: Ci sono diversi grandi stilisti, da coloro dai quali non è possibile prescindere, i grandi innovatori come Yamamoto, o Kawakubo o Gaultier a creatori a cui mi sento affine, se non altro come sentimento delle cose; e penso a Chalayan ad esempio, o Elbaz. Ma giovani molto interessanti stanno anche emergendo ad esempio dalla St.Martin School di Londra.

AG: C’e’ qualche personaggio famoso che vorrebbe vedere nei suoi vestiti?

AM: Non saprei. Non immagino i miei capi per chi è famoso. Li vedo addosso a una donna che non dev dimostrare niente a nessuno. La cui bellezza sta dentro (spesso i miei clienti osservano che l’interno dei capi è bello quanto se non a volte più dell’esterno).

AG: Quali sono le difficoltà’ maggiori per un fascino designer oggigiorno?

AM: Per una piccola realtà come la mia la difficoltà maggiore è rimanere in piedi, pur crescendo il volume d’affari,
senza diventare l’impiegata di qualcun altro, senza far perdere la propria impronta a quel che si è costruito con anni di lavoro, mantenendo la fiducia dei propri clienti e conquistandosene ogni volta di nuovi.

AG: Per concludere, quale pensa sia il prossimo futuro- opportunita’ e criticita’- del marchio MADE in ITALY? 

AM: Quello che cerco di fare da sempre è coniugare l’esperienza e lo stile sartoriale italiano con l’innovazione
tecnica e stilistica,  il lavoro artigianale con le più interessanti sperimentazioni che stanno avvenendo nel design come anche nella ricerca industriale. Penso che se c’è una possibilità per la creazione italiana di mantenere la sua specificità senza rimanere nostalgica di un bel tempo andato questa risieda nella capacità di tenere vivo il legame fra i preziosi saperi tramandati dal passato e  un occhio attento al futuro. Purtroppo però tutto quel patrimonio inestimabile di competenze sta rischiando di scomparire per l’interruzione in corso nel passaggio fra generazioni: i giovani non sono più interessati ad apprendere con tutto l’impegno necessario quelle sofisticate capacità anche perché il mercato pare sempre meno interessato alla qualità intrinseca dei manufatti.

foto courtesy Alessandra Marchi

Advertisements

About Angela Gleason

visual designer | writer | pianist in the basement | painter in the night | fashion critic | lush | Italian savant check me out: www.taxisandwalnuts.com

One comment

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s